Ma chi me l'ha fatto fare?

È venerdì sera, esco.

Raggiungo gli amici in centro dopo una settimana intensa di campagna elettorale. Sto in giro poco, sono stanco e domani è sabato, bisogna andare per mercati, i volontari hanno già organizzato i gazebo.

Do una rapida occhiata al calendario sul telefono: Carnate, Cornate d’Adda, poi Concorezzo, Vimercate…giornata lunga…

Ma chi te lo ha fatto fare?

Tutte le volte che sento questa frase la mia mente vaga fino a disegnare il contorno di alcuni volti, i volti delle persone che condividono con me questa avventura, che ogni giorno allestiscono gazebo, organizzano iniziative, incasellano volantini di quello o di quell’altro candidato, scrivono pezzi d programma elettorale, parlano coi cittadini…insomma i miei compagni di partito.

Persone che, anche durante questa campagna elettorale, non si sono risparmiati, nonostante il freddo, il gelo e gli umori a volte un po’ grigi, hanno riempito i bagagliai delle auto di bandiere, manifesti, volantini, gazebo e sono partiti per questo o per quel comune per parlare con i propri concittadini e hanno ingoiato parole dure, troppo spesso sgarbate, rivolte a tutti noi, e volte, non così spesso come lo meriterebbero hanno anche ricevuto apprezzamenti, pacche sulla spalla che hanno il sapore di una cioccolata calda in questi pomeriggi invernali.

Ma chi te lo ha fatto fare.

La seconda cosa che mi viene in mente siamo tutti noi, il nostro futuro, noi la generazione dei nati negli anni ’90, quella generazione che viene definita millennials, stiracchiando un po’ gli anni di nascita.

Me lo fa fare la generazione dei miei nonni che hanno lottato per ottenere dei diritti e poi dei miei genitori che hanno attraversato gli anni ’70 e i difficili anni di piombo.

Me lo fa fare lo sguardo degli studenti delle superiori che hanno bisogno di modelli in cui credere per impegnarsi per il proprio futuro.

Me lo fa fare tutti gli sfortunati, gli svantaggiati, quelli che hanno bisogno di uno Stato presente.

Sono tutte queste cose e molte altre che mi spingono da una decina d’anni a questa parte ad impegnarmi in politica, perché fare politica per il benessere comune è bellissimo, perché i partiti sono comunità di cittadini che credono in un ideale comune.

Perché quando lavori a fianco di Roberto, Margherita, Pietro, Cherubina, Alberto, Shawn, Michelangelo, Daniele, Cristina, Angelo, Roberto, Miriam, Carlo, Laura, Lorenzo, Maria Antonia, Enrico e tutti gli altri (voi sapete chi siete!) la fatica non si sente.

Voglio aggiungere un’ultima cosa per concludere questo sproloquio dettato forse dalla febbre e dalla stanchezza, domani si vota, si rinnova il Parlamento e il Consiglio Regionale Lombardo: votate, qualunque sia la vostra scelta mettete una croce, prendete una decisione, partecipate, siate parte di questa comunità di individui che prova in un modo o nell’altro a cambiare il proprio Paese e, mettendo una croce su un simbolo in una cabina elettorale muove il primo significativo passo.