Proviamo a fare chiarezza

Art. 1 c. 2 Cost. "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

Art. 92 c. 2 Cost. "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri" Giusto per fare chiarezza: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha agito all'interno del perimetro delle sue prerogative costituzionali.

Non è la prima volta che il Capo dello Stato agisce così in Italia: è successo nel 1979 quando Pertini disse no a Cossiga su Darida alla Difesa; e poi nel 1994 con Scalfaro e il suo no a Berlusconi su Previti alla Giustizia; ci fu il no di Ciampi sempre a Berlusconi su Maroni alla Giustizia nel 2001; infine è successo nel 2014 quando Napolitano disse no a Renzi su Gratteri alla Giustizia.

Mattarella ha agito nell'interesse del Paese bloccando la nomina di un ultraottantenne euroscettico alla guida dell'economia italiana.

Non solo, il Presidente della Repubblica ha indicato un nome politico per la casella di ministro dell'economia, non un nome a caso, ma Giancarlo Giorgetti vice segretario della Lega.

Qui la situazione si fa interessante: Salvini fa saltare il banco bocciando il nome di Giorgetti e sostanzialmente portando al fallimento l'ipotesi di un Governo cosiddetto giallo-verde.

Chi ha vinto su tutta la linea è proprio il leader leghista: è riuscito a smarcarsi dai 5Stelle facendoli apparire come ingenui ed incapaci addossando però le colpe al Presidente della Repubblica.

Ciò che non riesco però a tollerare è il clima di odio che è stato innescato nei confronti della più alta carica dello Stato con insulti e minacce inaccettabili fomentate dall'ignoranza di molti.

A Mattarella va la mia totale solidarietà.

Insieme per fare comunità

Ieri sera ho avuto la possibilità di moderare, insieme ad Elena Pepe, un interessante dibattito sul futuro del nostro Paese e del Partito Democratico insieme ai nostri rappresentanti in Parlamento Roberto Rampi e Gian Mario Fragomeli.

Molti gli interventi dei partecipanti, non solo monzesi; tutti hanno sottolineato l’esigenza, in un momento così delicato come quello che stiamo attraversando, di rinnovare il nostro impegno per il Paese abbandonando le varie tifoserie che danneggiano tutta la comunità del PD.

Mi piacerebbe che il mio partito tornasse a “fare comunità” riscoprendo la grande vocazione democratica che ci ha caratterizzato fin dalla nascita del PD.

Mi piacerebbe si cercassero e si individuassero gli errori che ci hanno portato alla debacle del 4 dicembre (prima) e del 4 marzo (poi), prima di additare i colpevoli in una moderna caccia alla streghe.

Solo così potremo realmente ripartire con un rinnovato vigore.

Democratic Party: buona la prima!

Sono stati due giorni impegnativi ma ricchi di soddisfazioni.

Il Democratic Party organizzato in federazione è stato un successo: abbiamo centrato gli obiettivi.

Quando abbiamo avuto questa idea, lo scopo era duplice: da una parte aprire la porte della nostra federazione all'esterno, dall'altra dare un palco a disposizione dei nostri giovani candidati alle amministrative brianzole.

Il tutto condito da birra, buona musica e un'ottima grigliata.

Parlando coi partecipanti e vedendo il clima che si è creato in via Arosio non posso che dirmi felice per il risultato.

Come sempre, senza l'impegno di molti, tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Permettetemi di ringraziare in primo luogo tutta il PD Monza Brianza di cui sono orgogliosamente parte, i Giovani Democratici Monza Brianza che si sono avvicendati alla griglia, al bar e in cabina audio/luci e, soprattutto, chi in questo progetto ci ha messo l'anima: Davide Mantovani Shawn Guidi Luca C. Villa, GRAZIE, senza di voi questo non sarebbe stato possibile.

Un grosso in bocca al lupo ai nostri giovani candidati in Brianza, Luca Lissoni, Giacomo Panzeri, Moreno Drago, Irene Zappalà, Cristiano Coletta forza ragazzi!

Un ringraziamento speciale va a Pietro Virtuani, nostro segretario provinciale, che ci ha creduto e non hai mai fatto mancare i proprio sostegno in questi giorni insieme alla segretaria provinciale (in particolare Margherita Brambilla e Miriam Casiraghi).

Ultimo, ma non per importanza, l'onnipresente Michelangelo Stucchi senza il quale ogni iniziativa sarebbe meno allegra e sicuramente più povera.

Se i presupposti sono questi, buona la prima!

Un sorriso in attesa di tempi migliori

Con l’insediamento di Camera e Senato di oggi ha ufficialmente avvio la XVIII legislatura.

Mentre a Monza, mercoledì sera, abbiamo tenuto la seconda parte dell’assemblea provinciale del PD Monza Brianza per capire come calibrarci dopo il risultato elettorale.

Ho impiegato un po’ di tempo prima di scrivere questo post e condividere una mia riflessione sulla situazione politica attuale, sono passati giorni dal 4 marzo, giorni durante i quali ci siamo confrontati a tutti i livelli del partito.

È innegabile come il risultato delle urne sia deludente: solo il 18% dei votanti ha voluto esprimere fiducia nei nostri confronti.

Credo che gli errori siano molteplici e diffusi: ho la presunzione di affermare che i governi Renzi prima e Gentiloni poi abbiano lavorato bene, siano riusciti a ridare una credibilità al Paese che mancava, siano riusciti ad avviare una stagione delle riforme di cui sentivamo il bisogno.

Molto è stato fatto e molto ancora c’è (e c’era) da fare.

Se, da un lato, ho la presunzione di affermare tutto ciò, dall’altro ho l’onestà intellettuale per dire che non siamo stati in grado di trasmetterlo agli elettori.

Abbiamo sbagliato a raccontare il nostro operato e la nostra visione.

Abbiamo sbagliato a raccontare come successo la crescita del PIL o il Jobs Act: non sono matto, sono due successi importanti, ma abbiamo avuto l’arroganza di parlarne con chi ancora fatica ad arrivare a fine mese e della crescita del PIL manco se n’è accorto, oppure a chi si è trovato un posto di lavoro ma di bassa qualità e quindi abbiamo sbagliato a formulare l’equazione per cui posti di lavoro uguale a dignità del lavoro.

Abbiamo perso, diciamolo, senza sotterfugi.

Abbiamo perso perché non siamo riusciti a dare speranza al Paese.

Abbiamo perso ma dobbiamo ripartire.

Da qui.

Dal 18%.

Dobbiamo ripartire dai nuovi iscritti, dai giovani che stanno dando il loro contributo, dai candidati che si sono messi in gioco e non sono stati eletti e da chi ci rappresenta in Parlamento (Roberto Rampi), da noi che abbiamo dato l’anima in questa campagna elettorale.

Dobbiamo ripartire con un po’ di umiltà in più e un po’ di arroganza in meno: dobbiamo smetterla di chiuderci in teatri e sale di partito per contarci e parlaci fra di noi e riprendere ad andare nelle piazze per ascoltare veramente gli elettori (non lo dico tanto ai militanti che hanno animato tutti i mercati della Brianza nonostante il gelo, quanto ai dirigenti e ai leader).

Abbiamo perso ma non possiamo scoraggiarci, abbiamo il dovere di ragionare nuovamente per una visione migliore dell’Italia.

Con serietà, animo sincero e col sorriso che non guasta mai.

Voglio quindi concludere con questa foto, scattata qualche giorno prima di una sconfitta (un’altra!): ritrae due dei politici che non siamo riusciti ad eleggere Cherubina Bertola e Roberto Scanagatti.

Ho avuto il privilegio di lavorare insieme a Cherubina e a Roberto durante questa campagna elettorale e, credetemi, abbiamo perso un’occasione per mandare due politici seri e preparati in Senato e in Regjone, due gran brave persone dalle quali ho potuto imparare molto.

In questa foto sorridiamo perché la politica è bella se fatta per il benessere comune.

Un sorriso in attesa di tempi migliori, ci troverete qui “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Ma chi me l'ha fatto fare?

È venerdì sera, esco.

Raggiungo gli amici in centro dopo una settimana intensa di campagna elettorale. Sto in giro poco, sono stanco e domani è sabato, bisogna andare per mercati, i volontari hanno già organizzato i gazebo.

Do una rapida occhiata al calendario sul telefono: Carnate, Cornate d’Adda, poi Concorezzo, Vimercate…giornata lunga…

Ma chi te lo ha fatto fare?

Tutte le volte che sento questa frase la mia mente vaga fino a disegnare il contorno di alcuni volti, i volti delle persone che condividono con me questa avventura, che ogni giorno allestiscono gazebo, organizzano iniziative, incasellano volantini di quello o di quell’altro candidato, scrivono pezzi d programma elettorale, parlano coi cittadini…insomma i miei compagni di partito.

Persone che, anche durante questa campagna elettorale, non si sono risparmiati, nonostante il freddo, il gelo e gli umori a volte un po’ grigi, hanno riempito i bagagliai delle auto di bandiere, manifesti, volantini, gazebo e sono partiti per questo o per quel comune per parlare con i propri concittadini e hanno ingoiato parole dure, troppo spesso sgarbate, rivolte a tutti noi, e volte, non così spesso come lo meriterebbero hanno anche ricevuto apprezzamenti, pacche sulla spalla che hanno il sapore di una cioccolata calda in questi pomeriggi invernali.

Ma chi te lo ha fatto fare.

La seconda cosa che mi viene in mente siamo tutti noi, il nostro futuro, noi la generazione dei nati negli anni ’90, quella generazione che viene definita millennials, stiracchiando un po’ gli anni di nascita.

Me lo fa fare la generazione dei miei nonni che hanno lottato per ottenere dei diritti e poi dei miei genitori che hanno attraversato gli anni ’70 e i difficili anni di piombo.

Me lo fa fare lo sguardo degli studenti delle superiori che hanno bisogno di modelli in cui credere per impegnarsi per il proprio futuro.

Me lo fa fare tutti gli sfortunati, gli svantaggiati, quelli che hanno bisogno di uno Stato presente.

Sono tutte queste cose e molte altre che mi spingono da una decina d’anni a questa parte ad impegnarmi in politica, perché fare politica per il benessere comune è bellissimo, perché i partiti sono comunità di cittadini che credono in un ideale comune.

Perché quando lavori a fianco di Roberto, Margherita, Pietro, Cherubina, Alberto, Shawn, Michelangelo, Daniele, Cristina, Angelo, Roberto, Miriam, Carlo, Laura, Lorenzo, Maria Antonia, Enrico e tutti gli altri (voi sapete chi siete!) la fatica non si sente.

Voglio aggiungere un’ultima cosa per concludere questo sproloquio dettato forse dalla febbre e dalla stanchezza, domani si vota, si rinnova il Parlamento e il Consiglio Regionale Lombardo: votate, qualunque sia la vostra scelta mettete una croce, prendete una decisione, partecipate, siate parte di questa comunità di individui che prova in un modo o nell’altro a cambiare il proprio Paese e, mettendo una croce su un simbolo in una cabina elettorale muove il primo significativo passo.

Giorgio Gori per la Brianza

Ieri è stata una giornata molto intensa.

Il candidato alla presidenza di Regione Lombardia Giorgio Gori ha fatto tappa in Brianza per conoscere le criticità e le eccellenze della nostra provincia.

Il tour, organizzato dal PD Monza Brianza, è partito da Arcore dove abbiamo visitato Villa Borromeo d'Adda, splendido esempio di recupero tramite partenariato pubblico/privato, siamo poi stati alla ST Microelectronics di Agrate Brianza e infine abbiamo chiuso la mattinata a Brugherio dove abbiamo incontrato rappresentanti del terzo settore. Siamo poi partiti in treno da Monza per raggiungere la stazione di Ceriano Laghetto - Groane, da lì Limbiate, Varedo, Desio, Cesano dove abbiamo cenato con i militanti locali e, in conclusione di tutta la giornata, un incontro pubblico a Seregno.

Fra tutte le foto della giornata ho scelto proprio un'immagine della Sala Gandini a Seregno gremita di persone.

Se la giornata di ieri è stata un successo è proprio merito loro: dei cittadini brianzoli, dei nostri iscritti, dei segretari di circolo che hanno saputo abbracciare con affetto Giorgio Gori, l'uomo e il candidato, condensando nei pochi momenti di ogni tappa tutti gli aspetti del proprio territorio.

A questi straordinari padroni di casa va un enorme grazie.

Ho scelto questa foto perché rappresenta il popolo del centro sinistra che ha scelto Gori come leader su cui puntare per la corsa al 39° piano di Palazzo Lombardia, un popolo capace di mobilitarsi e camminare insieme verso un obiettivo comune.

Uniti si vince

Ieri il Presidente Mattarella ha sciolto le Camere: cala così il sipario sulla XVII legislatura ed inizia l’iter che ci porterà alle prossime elezioni politiche.

Sembra passata un’eternità dal 24 - 25 febbraio 2013 che vedeva una quasi perfetta tripartizione fra centro destra, PD e grillini, Michele Serra scriveva in una sua amaca del 26 Febbraio “Credo che l’avanzata travolgente di quell’esercito di sconosciuti fosse inevitabile e fisiologica. E che non sia assolutamente esorcizzabile come antipolitica. È politica allo stato puro.” Sono molto d’accordo, e, a mio avviso, è stato ampiamente dimostrato dai 5S sia all’opposizione, sia al governo (dove governano).

In questi anni abbiamo visto susseguirsi tre Governi a guida PD che in un momento di crisi sono riusciti a ridare credibilità al Paese, portare l’Italia ad una crescita del PIL, attuare importanti riforme strutturali e civili, riforme di cui sono assolutamente convinto avessimo - abbiamo - bisogno.

Abbiamo anche mancato l’appuntamento importante con quella che penso sia la madre delle riforme, la riforma costituzionale bocciata dal referendum del 4 dicembre.

Ma questa è storia più recente.

Sembra passata un’eternità, ma sono solo cinque anni, anni per me importanti perché mi hanno permesso una crescita politica e personale non indifferente.

Ora ci sono poco più di sessanta giorni che ci separano dalla prossima legislatura, una sessantina di giorni durante i quali saremo in piazza, nelle strade, nelle sale comunali, nei teatri a parlare del nostro partito, a chiedere nuovamente fiducia a elettori vecchi e nuovi.

Molto è cambiato dal 2013, molti assetti sono mutati, molti compagni di viaggio di cinque anni fa hanno preso direzioni diverse (qualcuno si è perso), ma io credo ancora in quel progetto nato dal Lingotto nel 2007, quel progetto che si chiama Partito Democratico.

In questi due mesi, sessantasei giorni per essere precisi, non ci sarà comune in cui non saremo presenti per parlare del nostro progetto per l’Italia e, nel caso specifico della Lombardia, per la nostra regione.

Infatti per i lombardi, come sapete, si andrà al voto anche per eleggere il Presidente di regione e il nostro candidato, Giorgio Gori, è veramente il migliore.

Per i prossimi mesi ci aspetta un intenso periodo di lavoro. In bocca al lupo tutti noi.

Destinazione Italia, destinazione Lombardia

È ormai passato qualche giorno dalla tappa brianzola del treno di #DestinazioneItalia con a bordo Renzi e dal lancio ufficiale della candidatura di Giorgio Gori alla Presidenza di Regione Lombardia. Vorrei condividere con voi una riflessione.

La giornata di giovedì è stata particolarmente lunga: iniziata la mattina con un briefing in federazione provinciale per organizzare l’accoglienza alla stazione e gestire l’arrivo del treno del PD. A pranzo, arrivati a Lissone, abbiamo iniziato ad accogliere militanti e dirigenti di partito. Lì, devo dire onestamente, ho visto una grandissima presenza di pubblico, non solo nostri iscritti, anche cittadini interessati a parlare con Renzi.

Un pomeriggio ben speso. Fortunatamente le tanto temute contestazioni non ci sono state e ne sono felice, non tanto perché abbia paura di confrontarmi con chi la pensa in modo diverso dal mio (stiamo facendo politica, lo si mette in conto), tanto perché trovo nel metodo della contestazione una mancanza di rispetto e un’ignoranza di fondo.

Comunque, il nostro territorio ha una grandissima capacità attrattiva e il segretario ha ascoltato le molteplici istanze che sono giunte da imprenditori, sindaci ma anche studenti e lavoratori: lo scopo di questo giro delle province italiane è proprio l’ascolto e l’obiettivo è stato centrato in pieno.

Matteo Renzi, seduto in prima fila che si fa raccontare gli aspetti positivi e le criticità del Paese è esattamente la mia idea di politica: ditemi cosa c’è che non va, come posso aiutarvi e cosa vorreste voi.

Dopo aver accompagnato Renzi a Cermenate siamo tornati a Monza per un incontro fra Giorgio Gori e il mondo imprenditoriale.

Sulla caratura di Gori come uomo e come candidato ci arrivo subito.

Sabato pomeriggio, appunto, c’è stata la presentazione ufficiale della candidatura di Giorgio Gori all’auditorium della Verdi a Milano. In una sala gremita con più di 1200 persone, fra parlamentari, consiglieri regionali, militanti del centro sinistra, tante donne e uomini che hanno scelto di impegnarsi per un obiettivo comune: portare una persona valida, seria e capace al 39° piano di regione Lombardia.

Giorgio Gori è veramente la persona giusta, il candidato migliore che potessimo trovare per una sfida così impegnativa.

Cinque anni fa, lo slogan di Roberto Maroni era “la Lombardia in testa”, purtroppo la sua idea di Lombardia è rimasta nella sua mente perché in Regione nulla è stato fatto, sono stai cinque anni di rassicurante torpore.

Giorgio Gori ha un’idea vera per la nostra regione e sa anche come attuarla, è il progetto di tutti noi, nei prossimi mesi finiremo di metterlo appunto anche (soprattutto) grazie al vostro contributo. Perché dico tutto questo. Perché credo che, in un momento di così grande distacco fra cittadini e politica, in un momento dove la gente ti guarda strano quando affermi di occuparti della Cosa Pubblica, in un momento in cui la domanda che più ti rivolgono è “ma chi te l’ha fatto fare”, magari anche con un sorrisetto di compatimento, ecco credo che la risposta sia tutta qui.

Esiste un popolo della politica formato da rappresentanti di vario livello, dal militante del circolo del paesino più piccolo al Ministro, che si trovano insieme sulla banchina di una stazione o in un auditorium milanese per condividere un progetto, un’idea, un sogno.

Per non dimenticare chi ha combattuto la mafia

Venticinque anni fa, a Palermo, Paolo Borsellino veniva brutalmente ucciso in un attentato mafioso insieme ai cinque agenti di scorta. Dopo 57 giorni dalla strage di Capaci in cui perdevano la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini di scorta, la mafia tornava a colpire un servitore dello Stato.

Oggi dobbiamo continuare ad impegnarci affinché il sacrificio di Paolo e di Giovanni non sia dimenticato.

Tutti noi dobbiamo quotidianamente condannare la mafia in ogni sua forma.

Dobbiamo ricordarci, come affermava Borsellino, che : "La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità"

P. Borsellino (Palermo 19 gennaio 1940 - Palermo 19 luglio 1992)

Nessuno può silenziare i nostri consiglieri

Stamattina si è insediato il nuovo consiglio comunale.

La campagna elettorale è ormai finita da un po' anche se non tutti se ne sono accorti.

C'è stato chi, in queste settimane, è arrivato a dire che, avendo perso, ora dovremmo stare zitti.

È vero: abbiamo perso! Siamo rispettosi dell'esito elettorale, perdere, ahimè, è normale: è demoralizzante, non è mai piacevole, ma è normale.

Chi vince governa e chi perde sta all'opposizione.

Non so che idea abbia della politica questo signore.

Ma il silenzio non rientra certo fra le caratteristiche di chi si occupa di politica.

Il nostro compito sarà sempre dare voce ai nostri elettori, a tutte quelle persone che hanno riposto fiducia in noi e vigileremo affinché spiacevoli episodi del passato non si ripresentino.

Un grande in bocca al lupo quindi ai nostri otto consiglieri del Partito Democratico Monza e alla consigliera di Monza x Scanagatti Sindaco per il grande impegno che dovranno affrontare. Buon lavoro a Roberto, Antonio, Cherubina, Paolo, Egidio, Egidio, Pietro, Marco e Chiara: siate sempre la nostra voce.

Monza è pronta per il futuro pt. 2

Ancora poche ore e questa campagna elettorale finirà.

È stato un percorso lungo, è stato un percorso duro e non privo di attacchi forti. Si sono contrapposti due modelli di visione politica: da una parte la compagine di destra che vuole riprendersi Monza (con un termine a mio avviso terribile, mi ricorda molto "le mani sulla città"), dall'altra la squadra del Partito Democratico Monza e della coalizione di centro sinistra guidata da Roberto Scanagatti che vuole proseguire un percorso iniziato 5 anni fa.

In questi anni di amministrazione abbiamo sanato un buco di bilancio da 8 milioni di euro lasciato dalla giunta Mariani - Allevi, rilanciato la cultura, organizzato una serie di grandi eventi sfruttando il nostro parco, ed ancora abbiamo saputo cogliere l'importanza di Expo e portato il Papa a Monza con circa un milione di fedeli.

Insomma, abbiamo fatto di Monza una città veramente europea.

Abbiamo anche commesso degli errori, come tutti gli uomini sbagliamo, ma senza mai travalicare il confine della legalità.

Questa amministrazione ha avuto zero rilievi da parte dell'autorità giudiziaria.

Domenica 25 giugno siete chiamati a scegliere.

Scegliere se portare Monza nel futuro rinnovando la vostra fiducia a Roberto Scanagatti oppure se tornare indietro di 10 anni votando la destra.

Io, personalmente non ho dubbi: scelgo di andare avanti.

Voterò convintamente Scanagatti Sindaco di Monza.

Piccola postilla per tutti coloro che mi hanno sostenuto al primo turno: grazie. Vi chiedo un ultimo sforzo, potrò entrare in consiglio comunale solo in caso di vittoria, quindi, se credete davvero in me, mettete una X su Scanagatti

Monza è pronta per il futuro

Così si chiude questa campagna elettorale. La mia settima come staff, la seconda da candidato.

Ora, prima ancora del verdetto delle urne voglio dire un grazie enorme. Un grazie al comitato elettorale e allo splendido lavoro di Stefano Bellumore, persona che si è spesa con tutta l'anima per la squadra, insieme a Cleo Chiodaroli. La squadra appunto, non posso non spendere due parole su questo meraviglioso gruppo di donne ed uomini, affiatati, seri, innamorati della propria città; persone che hanno lavorato veramente insieme, non uno contro l'altro, pensando a scrivere insieme il futuro della città, quindi un grazie a chi ha reso possibile il tutto, all'incredibile lavoro di Alberto Maria Pilotto, che ha saputo motivare e tenere uniti tutti. Un grazie a quel gruppo di folli che ha seguito la mia campagna elettorale a Giacomo Fumagalli ed Edoardo Guido, a Ilaria Mauri e Riccardo Nova, se sono riuscito a mettere tutto me stesso in questa avventura è anche merito loro. Infine un grazie a Roberto Scanagatti, per l'amministratore e la persona che è. In questi mesi di campagna insieme non si è mai risparmiato, una parola per tutti, sempre pronto a parlare con la gente, un vero monzese fra i monzesi. Noi abbiamo dato il massimo in questa campagna, ora tocca a voi: l'11 giugno votate e scegliete di portare Monza nel futuro.

Grazie!

Un grazie enorme a tutti gli amici che ieri hanno trovato un momento per passare al mio aperitivo di lancio della candidatura a consigliere comunale, la politica è bella quando è fatta per le persone, insieme alle persone.

Ieri c'erano, oltre al sindaco Roberto Scanagatti, molti compagni di viaggio del Partito Democratico Monza, persone autentiche che mettono in gioco loro stessi per il benessere comune: è una fortuna condividere con loro questa avventura, la nostra forza è essere una squadra, non 32 candidati che corrono uno contro l'altro ma un gruppo coeso che pensa a #lacittàinsieme perché insieme è più bello gioire per le vittorie e insieme le sconfitte sono più dolci.

Un grazie va anche a Il Caffè del Borgo, Andrea Fumagalli e Matteo Benettolo, oltre che professionisti, sono amici e lo dimostrano costantemente.

Infine non posso che inchinarmi davanti all'arte di Leonardo Lagorio e Luca Baldoni del Leo&Theblueband: se la serata è stata un successo è anche, forse soprattutto, merito loro.

Io rimango sempre a vostra disposizione. Un abbraccio